Esperienze
VIAGGIO STUDIO A BERLINO
(Maggio 2011)
Il viaggio studio a Berlino mi ha presentato il volto di una città che è riuscita ad evocare molte suggestioni rispetto alla mia esperienza personale: una città che ha saputo reinventare se stessa senza rinnegare il suo passato difficile, che è stata capace di grandi trasformazioni e si è profondamente impegnata in coraggiose operazioni di “riciclaggio” dei propri spazi urbani per diventare altro, una città che pur non conoscendo più confini fisici si è fatta contenitore di realtà e culture diverse e che sa rispondere in modo appropriato ed innovativo ai molteplici bisogni e stili di vita espressi dalle persone che ci vivono. Ho vissuto tutto questo come un invito che viene rivolto anche a noi a rivedere e ripensare la nostra identità personale e di Cassa Rurale. La realtà è in continua e rapida evoluzione e diventa sempre più complessa, è importante saper leggere i segni del tempo e rispondere adeguatamente. Per non lasciarsi sopraffare dalla complessità bisogna imparare ad abbracciarla, sfruttando tutte le nostre risorse, i nostri “vantaggi competitivi” racchiusi nella nostra storia personale e comunitaria, coniugandoli con la capacità di trasformarci e di diventare contenitori di un contenuto nuovo. Forse in queste riflessioni sono andata oltre ed ho attribuito un significato che non era richiesto nè voluto da chi ha pensato questo viaggio… questa è solo una mia personale interpretazione evocata dalla fascinazione esercitata da questa città.
Forse il vero scopo del viaggio consiste nel rafforzare quei legami e quelle relazioni tra i membri del gruppo e creare uno spazio fertile per continuare quelle riflessioni che abbiamo solo sfiorato nel corso del primo anno nell’affrontare altre tematiche, all’interno di un programma didattico già ben definito e organizzato: Berlino ci ha sicuramente offerto l’occasione di approfondire nuovi spunti di confronto senza uno schema preciso ma facendo nostra la filosofia del “flaneur”, colui che passeggia per le vie del mondo lasciando spazio all’esplorazione non affrettata e libera da programmi, alla ricerca di nuove possibilità che il mondo propone, cogliendo tutte le sorprese che la città può offrire, senza un obiettivo preciso. Di questo sono riconoscente al Professor Bocchi, che ci ha accompagnato e ci ha scientemente introdotto in questa, per me nuova, forma d’arte e di conoscenza.
Una partecipante del corso "Pensare il Fare"